Le lastre in policarbonato: un’ottima alternativa al servizio dell’edilizia

Le lastre in policarbonato sono una valida alternativa nel campo dell’edilizia pubblica e privata per la realizzazione di coperture e pergolati grazie alle caratteristiche intrinseche di questo materiale.

Il policarbonato, infatti, è un materiale estremamente leggero, ma allo stesso tempo resistente e robusto, in grado di resistere agli urti e facile da lavorare (può infatti essere modellato anche a freddo per ottenere strutture complesse). E’ poi un elemento ignifugo per cui si adatta ad ogni tipologia di ambiente ed è molto resistente all’invecchiamento. Inoltre è un materiale trasparente perciò è davvero perfetto per la realizzazione di pergolati, finestrature e verande, in cui è fondamentale che la luce penetri all’interno. Da non dimenticare, poi, la sua elevata capacità di isolare termicamente gli ambienti, permettendo il mantenimento della temperatura. Per questo motivo è in grado di garantire un elevato risparmio energetico.

Esistono due tipi principali di policarbonato: quello alveolare e quello compatto. Il primo è chiamato in questo modo per la struttura ad alveoli che lo caratterizza e che rende ancora più semplice la sua lavorazione a freddo. E’ molto più leggero di quello compatto e per questo motivo è molto più economico e semplice da trasportare. Esiste in commercio in diversi colori e spessori. Nonostante la presenza di camere e pareti interne, non viene meno la sua resistenza e solidità. Il policarbonato compatto, invece, è molto più trasparente del precedente e per questo viene utilizzato soprattutto per la realizzazione di finestrature in sostituzione al vetro (è infatti estremamente resistenze all’azione degli agenti atmosferici).

Le lastre in policarbonato sono quindi diventate un ottimo elemento costruttivo. Esistono in commercio varie tipologie di pannelli per questo motivo, con la consulenza di tecnici esperti, sarà possibile trovare quello che più si adatta ad ogni singola esigenza. Le migliori case produttrici hanno studiato un apposito trattamento anti UV che viene effettuato su entrambi i lati della lastra, così da preservarlo dal possibile ingiallimento nel tempo. E’ anche per questo motivo che viene garantito per almeno dieci anni dall’istallazione. Il suo montaggio è in generale molto semplice e non richiede particolari attrezzature o conoscenze tecniche, perciò può essere effettuato anche “fai da te” senza dover ricorrere a costose imprese. Sono disponibili sia versioni trasparenti, sia colorate, sia fumè (in questo ultimo caso se si vuole ottenere l’oscuramento dell’ambiente). Inotre le lastre possono essere di dimensione predefinita o costruite da una serie di elementi modulari che possono essere facilmente composti e agganciati tra loro per arrivare alla realizzazione della copertura. Le lastre possono poi essere semplici e lineari oppure ondulate a sormonto e anticondensa. L’elevata leggerezza del materiale fa sì che, anche in caso di spessori elevati, il peso sia comunque ridotto. A corredo di ogni tipologia di lastra, comunque, deve sempre essere disponibile la relativa scheda tecnica che permette di effettuare delle valutazioni perfette sulla scelta della corretta copertura caso per caso. Sempre in policarbonato sono disponibili tutti gli accessori e profili necessari per ultimare l’opera di copertura mantenendo una perfetta estetica.

Che cos’è il casellario giudiziale e perchè è importante se emigri in Australia

Che cos

Il casellario giudiziale raccoglie gli estratti di tutti i provvedimenti amministrativi e giudiziari, conclusi e pendenti, a carico di ogni cittadino. Si tratta di uno schedario, istituito in ogni Procura della Repubblica, che può essere consultato per conoscere i precedenti di tutti i cittadini. L'Ufficio locale del casellario, facente capo a un casellario centrale presso il Ministero della Giustizia, svolge la funzione di rilasciare certificati su richiesta delle autorità giudiziarie e amministrative o dei cittadini. 

I certificati possono essere richiesti dalle autorità amministrative e giudiziarie e dai singoli cittadini. Questi ultimi possono richiedere solo il proprio. I certificati che possono essere rilasciati sono di tre tipi: il certificato generale, che contiene i provvedimenti definitivi di tipo penale, civile e amministrativo; il certificato penale, che contiene i provvedimenti penali definitivi; il certificato civile, che contiene i provvedimenti emessi a carico dei cittadini relativi ai casi di interdizione, inabilitazione, fallimento ed espulsione.

L'attestazione del casellario giudiziale è, inoltre, importante quando si decide di emigrare all'estero. Vediamo perché, ad esempio, è importante se si ha intenzione di emigrare in Australia. Innanzitutto, è necessario ottenere un visto permanente e trascorrere un periodo di almeno 4 anni in Australia. Durante questo periodo è richiesto di non assentarsi dal Paese per lungo tempo altrimenti, al rientro, sarà richiesto il certificato emesso dal casellario giudiziale che dovrà attestare l'assenza di provvedimento a carico.

In caso di richiesta del documento, l'autorità straniera chiederà la traduzione asseverata del casellario. Una legalizzazione del certificato tradotto con piena efficacia anche all'estero. Prima di procedere con la traduzione asseverata, è importante verificare che l'originale sia munito di timbro di Apostilla. A questo punto l'Ente di rilascio dovrà legalizzare il verbale di traduzione giurata. Così facendo verrà legalizzata anche la firma del Cancelliere del Tribunale, che ha firmato l’atto di asseverazione, assieme al traduttore ufficiale.

Il certificato verrà asseverato in modo doveroso a seconda del Paese straniero in cui è richiesto. Infatti, il timbro di legalizzazione può essere diverso: in forma di Apostilla (per i Paesi aderenti alla convenzione dell’Aja) oppure in forma di legalizzazione ordinaria (per i Paesi non aderenti). La Convenzione riguarda l’abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri, adottata a l’Aja il 5 ottobre 1961 e ratificata con legge 20 dicembre 1966, n. 1253. L’Italia ha designato le seguenti autorità competenti al rilascio dell’Apostille: per gli atti giudiziari e notarili il Procuratore della Repubblica presso i Tribunali; per tutti gli altri atti amministrativi previsti dalla Convenzione i Prefetti competenti; per la Valle d’Aosta il Presidente della Regione; per le Province di Trento e Bolzano il Commissario di Governo.

È indispensabile che chi si occupa della traduzione asseverata in inglese del certificato di casellario giudiziale abbia precisi requisiti. Non può essere, infatti, un semplice esperto di traduzioni ma un traduttore ufficiale, altrimenti il certificato non avrà valore legale. Pertanto, dovrà essere iscritto in alternativa: all'albo dei periti del Tribunale con la qualifica di interprete/traduttore; al Ruolo Periti ed Esperti della Camera di Commercio, in qualità di interprete/traduttore; ad Associazioni professionali di interpreti e traduttori aventi rilevanza pubblica; ad elenchi ufficiali di traduttori e interpreti di Enti italiani con rilevanza pubblica. Oppure essere in possesso di certificazione di qualità per servizi di traduzione.

Come risparmiare sull’assicurazione auto

Come risparmiare sull’assicurazione auto

In Italia c’è la più alta “densità” di auto in Europa, con un rapporto di 62,4 auto ogni 100 abitanti (dato ACI 2017), ciò significa che i costi per manutenzione, assicurazione e pagamento delle imposte sull’auto costituiscono un onere elevato sul bilancio familiare; è, dunque, naturale cercare il risparmio dove è possibile e la ricerca di assicurazioni auto economiche è quasi una necessità. Esistono dei modi per risparmiare sull’assicurazione dell’auto? Ovviamente sì, bastano semplici regole e costanza.

Risparmiare sull’RCA? Si può!

La polizza auto obbligatoria – stipulabile solo presso le agenzie assicurative autorizzate – copre i danni eventualmente causati dal veicolo a cose e persone fino ad una cifra limite (il massimale). La polizza viene calcolata in base a dati oggettivi (la potenza del veicolo, l’attestato di rischio che attesta la propensione del conducente ad assumere comportamenti pericolosi alla guida) e dati soggettivi (l’età, il luogo di residenza, il sesso).

Da quando è entrato in vigore dal 2013, l’abolizione del tacito rinnovo, cambiare agenzia è molto più facile e non serve neanche la disdetta; un primo passo per risparmiare, dunque, è proprio quello di confrontare ogni anno i prezzi delle compagnie assicuratrici e cambiare dove si trova la convenienza. Gli elementi da confrontare per poter fare una scelta oculata sono: il prezzo, i massimali e la franchigia. Inoltre, le assicurazioni online – riducendo i costi del cartaceo – si rivelano molto convenienti. Con le scelte giuste si può risparmiare sull’RCA dal 50% al 70%, in media fino a 500 € di risparmio da nord a sud. Un valido aiuto per la scelta dell’assicurazione auto più economica per le vostre esigenze è rappresentato dai comparatori online.

Alcuni suggerimenti su come risparmiare sull’assicurazione auto

In Italia ci sono oltre 40 compagnie assicurative accreditate per operare sul mercato italiano; le loro tariffe cambiano di anno in anno, sia per adattarsi alle disposizioni di legge che per essere competitivi sul mercato. Per risparmiare sull’assicurazione auto bisogna saper far leva su questi aspetti:

  • Cambiare la compagnia assicurativa è conveniente: poiché non è più necessario disdire la polizza per cambiare agenzia, è più facile rivolgersi ad un’altra con condizioni più favorevoli. È sufficiente aspettare la scadenza del contratto e senza preavviso o disdetta decade ogni vincolo con la propria compagnia e ci si può rivolgere ad un’altra;
  • Confrontare i prezzi: con l’aiuto dei comparatori online è possibile monitorare e controllare le offerte tariffarie sul mercato. Gli elementi da verificare per fare una buona scelta sono:
    • Il prezzo : a parità di condizioni e servizi offerti, valutare la più conveniente;
    • Il massimale: a parità di prezzo, confrontare i massimali (per legge i minimi devono essere pari a 1 milione di euro per danni a cose e 5 milioni di euro per danni a persone).
    • La franchigia: si può ottenere un premio più basso a fronte della possibilità di uno scoperto franchigia. Il risparmio, però, è apparente e il rischio che si assume è troppo alto.
  • Prendere in considerazione le compagnie dirette: si tratta di agenzie che riducono i propri costi di gestione operando esclusivamente per telefono o online non avendo una rete fisica di agenzie o intermediari. La loro affidabilità è comprovata – purché regolarmente registrate e autorizzate (un elenco si trova sul sito del’IVASS – l’Istituto nazionale di Verifica e controllo delle assicurazioni). Oltre al denaro si risparmia anche tempo: sono circa 4 milioni gli italiani che hanno scelto le compagnie online.
  • Inserire la corretta classe di merito: per un preventivo corretto è importante inserire tra le informazioni richieste la giusta classe di merito, contrassegnata sull’attestato di rischio con la sigla CU (classe di merito universale). Se negli ultimi 5 anni non sono stati registrati sinistri, la classe diminuisce di 1 punto, se invece, ci sono stati incidenti con colpa la classe aumenta di 2 punti con conseguente aumento del premio assicurativo.
  • Scegliere le garanzie accessorie: le agenzie fanno oscillare le proprie tariffe in base ad una serie di servizi e garanzie messe a disposizione del cliente. Per risparmiare qualcosa è bene valutare quali sono le garanzie da tenere e quali su cui poter soprassedere. Le principali voci sono: infortuni del conducente, assistenza stradale, tutela legale, furto e incendio, polizza kasko, rottura cristalli, eventi naturali.
  • Fare attenzione alla data di decorrenza: il nuoco contratto assicurativo deve avere validità dalla mezzanotte del giorno in cui il vecchio contratto scade, per cui è importante inserire i dati corretti per far partire la nuova polizza entro i termini ed evitare così multe salate o addirittura il sequestro della vettura.
  • Preferire il pagamento annuale: i pagamenti frazionati o rateizzati comportano un aumento della polizza del 7% in media, per cui la scelta del pagamento annuale è di er sé una forma di risparmio.
  • Approfittare delle promozioni: nel momento in cui si confrontano le agenzie, è bene prendere in considerazione anche quelle che offrono sconti o offerte particolari legate a quel momento, come per esempio l’ottenimento di sconti con pagamenti tramite carte di credito e simili.

Innovazione e Marketing: come usare i canali del digital marketing

Quando si parla di marketing si fa riferimento alla capacità di chi offre sul mercato prodotti o servizi di raggiungere gli utenti potenzialmente interessati. Dunque alla capacità di raggiungere i propri obiettivi, promuovendo una determinata offerta.

L’avvento di internet ha ampliato le armi a disposizione per raggiungere i propri obiettivi di marketing. Il vantaggio più grosso del web è che questo è in parte più “democratico”, consentendo anche a chi non dispone di grossi budget, se lavora in modo sapiente, di raggiungere i propri utenti in target.

Se da un lato gli strumenti del digital marketing hanno sicuramente ampliato lo spettro delle possibilità, dall’altro quelle che sono le leggi fondamentali del marketing non sono cambiate. Dunque è sempre da lì che bisogna partire, adattando poi la comunicazione al mezzo/strumento prescelto.

Gli strumenti del digital marketing hanno poi una debolezza intrinseca. Alcuni di questi (specialmente i social) appaiono sulla carta facili da utilizzare, quindi in molti ci si buttano commettendo una serie di errori e dilapidando budget e tempo prezioso. Serve invece professionalità ed esperienza nella gestione di qualsiasi canale di marketing, anche quelli all’apparenza alla portata di tutti.

Diamo uno sguardo ai principali canali attraverso i quali promuovere i propri prodotti/servizi sul web e al modo in cui si sono evoluti. Ci soffermeremo in particolare sulla SEO, l’advertising su Google e sui social network.

I canali del digital marketing: la SEO

Partiamo proprio dalla SEO. Si tratta di un’industria nata negli anni 90, inizialmente un tipo di attività appannaggio di tecnici informatici. Nel corso degli anni, l’ottimizzazione per i motori di ricerca è cambiata in molte cose, di pari passo con gli aggiornamenti degli algoritmi. Quando si parla di SEO il riferimento principale (in alcuni paese come l’Italia l’unico) è Google, visto lo strapotere del search engine di Mountain View.

La SEO ha punti di forza e di debolezza:

  • Riguardo i primi: è ancora abbastanza democratica. Puoi competere con brand più grossi (fino ad un certo punti, con i colossi il budget si fa sentire). Inoltre, una volta raggiunto il posizionamento, scontati update e altro, si può beneficiare dei vantaggi di ciò senza ulteriori investimenti.
  • Riguardo i secondi: i tempi per raggiungere risultati sono in genere abbastanza lunghi e incerti. Inoltre puntare tutto sulla SEO ha grossi rischi. Si gioca infatti su un terreno dove un unico player stabilisce e cambia le regole a proprio piacimento. Dunque ci si può svegliare una mattina e scoprire che il proprio sito web è sparito dalle serp di Google (è successo tante volte).

I canali del digital marketing: l’advertising su Google

Rispetto alla SEO, l’advertising su Google (la piattaforma è stata di recente ribattezzata Google ADS dal vecchio Adwords) ha il vantaggio di poter portare risultati in tempi più rapidi. Per contro lo svantaggio riguarda i costi. Su alcuni mercati sono diventati davvero proibitivi.

Un altro dei problemi è che spesso molti vi si avventurano in modo amatoriale, pensando di poter gestire tutti gli aspetti collegati. Il risultato è di frequenti la dilapidazione di budget anche cospicui. Prima di scrivere anche un singolo annuncio infatti vi sono aspetti da curare in modo attento. Primo fra tutti, una landing page ben strutturata e studiata.

I canali del digital marketing: i social

Veniamo ai social che rappresentano uno strumento di marketing eccezionale per varietà e potenzialità. Anche qui i cambiamenti sono rapidissimi, ultimamente in particolare sembrerebbe sia in corso un travaso di utenti da Facebook verso altre piattaforme. Lo scandalo di Cambridge Analitica ha infatti avuto conseguenze importanti su Facebook, anche se in realtà “l’abbandono” del social di Zuckerberg sembra un fenomeno già in corso da alcuni anni.

I cambiamenti in realtà raggiungono un paese come l’Italia molto in ritardo rispetto alla patria del marketing per eccellenza (gli Stati Uniti). Occorre però tenere gli occhi aperti, perché chi prima arriva si porta avanti in termini di vantaggi rispetto alla concorrenza.

Rispetto ai social, uno degli errori più grossi che commette chi se ne serve a fini di marketing, è quello di usare il canale per tentare di vendere direttamente un prodotto o servizio. Lo scopo dei social network invece dovrebbe essere quello di fidelizzare il cliente, di creare brand awareness, dunque di sfruttarli in modo indiretto. No che non si possa vendere direttamente, però ciò va inserito in una strategia più ampia, dove prioritari rimangono gli aspetti legati ad avvicinare l’utente e far conoscere il proprio brand.

Esempio di business plan: le caratteristiche del modello perfetto

Aprire una nuova attività non è mai semplice. Sono tanti gli aspetti burocratici e logistici da considerare e studiare. Senza poi contare ovviamente il peso economico che in genere l’investimento iniziale comporta. Vi è un aspetto che accomuna tutti i nuovi progetti imprenditoriali sul nascere: la necessità di dare vita a un business plan che sintetizzi e metta “nero su bianco” le caratteristiche salienti della nuova attività.

Scrivere un business plan professionale e completo non è cosa facile. Oltre agli strumenti (sul mercato vi sono diversi programmi software che semplificano il lavoro) occorrono nella maggior parte dei casi competenze e visione strategica d’insieme. Nel dubbio meglio farsi affiancare da un professionista. Il business plan infatti è uno strumento essenziale sotto diversi punti di vista:

  • Si tratta del documento che viene mostrato a un potenziale creditore
  • Consente di fare il punto sul mercato dove ci si vuole inserire e sui relativi competitors
  • Fa ordine anche sulle strategie finanziarie e di marketing del nascente progetto

Se pur ogni business plan va scritto con riferimento all’attività in particolare verso cui è rivolto, si può comunque delineare un modello che funga da esempio del “business plan perfetto”. Un esempio di business plan che si rispetti deve cioè avere alcune caratteristiche e impostazioni standard. Vediamole insieme.

Per approfondire su come deve essere un esempio di business plan, visitare il sito softwarebusinessplan.it

Modello di business plan: le sezioni principali

Il modello descritto di seguito non vuole ovviamente essere universale. Consente però di far cogliere a chi è digiuno su questi argomenti, come dovrebbe essere impostato un business plan che si rispetti e quali sezioni dovrebbe avere. Ne abbiamo individuato in particolare sei che sono essenziali. Vediamole brevemente:

  1. L’idea: ogni cosa nasce da un’idea e un progetto di business non fa eccezione. Questa è se si vuole la sezione più importante perché è la prima ad essere letta (la prima impressione tende a fare la differenza). Qui le capacità di sintesi devono essere prioritarie. Bisogna dare al lettore (che magari sarà un potenziale investitore) un quadro completo dell’attività nascente, cercando anche un po’ di spingere sui punti di forza (dare un taglio persuasivo).
  2. Mercato e Competitors: non si può prescindere dallo studio del marcato di riferimento (e dei margini ivi presenti) e dei competitors. Chi sono, cosa offrono, che strategie di marketing utilizzano. L’analisi del contesto può fare la differenza nel partire con il piede giusto, senza ripetere errori commessi magari da altri.
  3. Prodotti o Servizi: veniamo alla descrizione di quello che offriremo, sul mercato individuato, ai nostri potenziali utenti. Non è mai facile inventarsi qualcosa di nuovo, però offrire prodotti e servizi che già offre qualcun’altro può essere arduo. La sfida sta sempre nel trovare una nicchia con margini e inserirsi lì tra i primi.
  4. Strategia Marketing: che strategie pensiamo di porre in essere per far conoscere il nostro servizio e raggiungere gli obiettivi prefissati? Si può vendere il prodotto migliore sul mercato, ma se nessuno lo sa, si è sconfitti in partenza.
  5. Piano Organizzativo: l’organizzazione aziendale è essenziale, sopratutto per creare business di scala ed evitare ritardi e sprechi. Risorse umane e divisione dei ruoli vanno studiati e implementati con cura e attenzione
  6. Piano Economico: eccoci al cuore del nostro business plan. Si tratta della parte relativa alle risorse finanziarie. Probabilmente la sezione più tecnica dove l’aiuto di un professionista può fare la differenza. Qui va definito il bilancio a tre e cinque anni e possibili scenari alternativi.

La nuova metodologia di fatturazione: la fatturazione elettronica

A partire dal primo gennaio 2019 diventerà obbligatoria per le aziende la fatturazione elettronica, sia per le fatture di vendita sia per quelle di acquisto. Questo significa che le imprese si dovranno attivare per implementare il nuovo sistema di gestione documentale. La novità è sicuramente grande e sta già destando molte perplessità soprattutto nelle piccole imprese. E’ per questo che sono già in commercio sistemi di fatturazione promossi da varie società che si occupano di software per la gestione aziendale. Tutte consigliano di cominciare a muoversi per tempo in modo tale da essere pronti a soddisfare i nuovi adempimenti richiesti dall’Agenzia delle Entrate.

Cos’è la fatturazione elettronica
Nella pratica consiste nella sostituzione delle fatture cartacee o in pdf fin qui inviate ai clienti e ricevute dai fornitori con quelle telematiche validate da una firma digitale. Attualmente sono obbligatorie solo verso la Pubblica Amministrazione, ma a partire dal nuovo anno diventeranno lo strumento contabile anche tra privati. Lo scopo fondamentale della loro introduzione è un controllo totale in entrata e in uscita di tutta la contabilità aziendale sia da parte del soggetto economico, sia da parte dello Stato.

Come si crea una fattura elettronica
Un’azienda che deve iniziare l’utilizzo della Fattura elettronica si deve dotare di uno dei tanti software appositi presenti sul mercato. Ne esistono moltissimi, più o meno costosi, semplici o con funzioni aggiuntive. L’operazione è in realtà molto semplice ed intuitiva: devono essere compilati tutti i campi obbligatori che corrispondono alle informazioni che fino ad ora venivano trascritte nelle fatture cartacee. A questo punto il software si occupa della verifica della correttezza della fattura. Il programma procede a firmarla digitalmente e a questo punto è davvero diventata una fattura elettronica, e ad inviarne una copia al cliente e un’altra all’azienda stessa per archiviazione. Nel caso in cui la documentazione digitale non fosse per qualche motivo corretta, non arriverà al destinatario e il sistema genererà una comunicazione di errore e mancata consegna, in modo tale da poterla correggere e ripetere l’operazione di firma e invio.

Il caso delle pompe di benzina e gasolio
Dopo la Pubblica Amministrazione, le pompe distributrici di benzina e gasolio avrebbero dovuto introdurre in anticipo la fattura elettronica da luglio 2018. Queste hanno però organizzato degli scioperi e delle proteste tant’è che hanno ricevuto una proroga fino alla fine dell’anno solare in corso, mettendosi in pari, quindi, con tutte le altre aziende.

A chi ci si può rivolgere
Molte sono le aziende produttrici di software per la gestione della contabilità aziendale e semplicemente digitando su un motore di ricerca “fatturazione elettronica” si apre davvero un mondo. Tra queste Record Informatica è una delle leader presenti sul mercato. E’ Business Partner con IBM infatti il sistema informatico da lei realizzato utilizza il loro AS400, un minicomputer che si occupa della gestione di tutti i terminali ad esso collegati, dell’archiviazione e del salvataggio di tutti i dati aziendali con velocità e sicurezza. Record Informatica offre al cliente un servizio di assistenza completo che comprende la scelta del software più idoneo in base alle esigenze del singolo, la sua istallazione, la formazione del personale e la consulenza continua, anche da remoto, in caso di necessità. Questo perchè l’attenzione al cliente fa parte della filosofia aziendale.

Come aprire un Sushi Bar

Arriva dal Giappone, ma ormai anche qui, nella fascia d’età fra i venti e i quarant’anni, il sushi è diventato un’opzione popolarissima per mangiare fuori con gli amici, e aprire un sushi bar si sta rivelando un business particolarmente interessante per molti piccoli imprenditori alla ricerca di una nuova occasione. Soprattutto nelle grandi città, infatti, sono ormai dieci anni che si procede ad aprire sushi bar e ristoranti, e ormai anche locali che servono esclusivamente sushi stanno diventando diffusi e apprezzati. I profitti sono validi, l’investimento iniziale ragionevole, e il business dà soddisfazioni.

Il target di clientela è infatti spesso piuttosto elevato, differente da quello delle normali pizzerie che sono state a lungo dominanti in questa fascia demografica, e quindi la disponibilità alla spesa è decisamente superiore: il sushi è giustamente riconosciuto come un alimento di qualità, e che quindi ha un prezzo, e quando il cliente se lo concede, che si tratti di un semplice aperitivo così come di una cena formale, è solitamente disposto a spendere qualche euro in più serenamente. Questo è un fattore importante nello scegliere di aprire un sushi bar, perchè la materia prima di qualità non ha prezzi irrisori ed è quindi fondamentale sapere di poter avere un buon rientro economico.

Per aprire un sushi bar dovremo quindi trovare una location che ci offra un bacino di utenza potenziale considerevole, di almeno 25000 persone: teniamo però conto che, a differenza di altri generi di locale, questo attira solamente determinate fasce d’età, e che è pressochè impossibile che famiglie con bambini, oppure anziani, scelgano di cenare in un sushi bar. D’altro canto, il passaparola sarà uno strumento di marketing molto potente se sapremo offrire un buon prodotto, dato che il sushi è sicuramente una cena attualmente di moda.

I costi d’apertura sono molto variabili. Se da un lato, per poter offrire a tutte le ore sushi e sashimi di ogni tipo, pronti nei banchi frigo, dovremo preventivare macchinari per lavorare il pesce, confezionatrici, abbattitori, oltre a tutte le attrezzature normali, arrivando anche a cifre intorno ai 150000 euro, per locali più artigianali, che includano cucina, i normali arnesi di lavoro richiesti per la lavorazione a mano del pesce, e l’arredamento per la parte ricettiva, 35000 euro si potrebbero rivelare più che sufficienti. Del resto, per un locale di questo genere, non ci serviranno più di una trentina di metri quadri di spazio, per prevedere oltre alla cucina un bancone con sgabelli per chi mangia direttamente sul posto. Il personale richiederà naturalmente, oltre a una persona che serva al banco e riceva gli ordini telefonici, anche un sushi-man, l’equivalente dello chef.

E i rientri? Il vantaggio della ristorazione di questo tipo è che i ricarichi sono molto elevati, e che come dicevamo la clientela è solitamente felice di spendere. Se sceglieremo bene la location, potremo aprire un sushi bar che fatturi anche 300000 euro all’anno, con un margine di guadagno intorno ad un terzo del fatturato. Questo significa che, con un buon successo, una valida pianificazione, e un po’ di fortuna, potremmo rientrare dell’investimento entro i primi dodici mesi, e poi iniziare a generare profitti.